BACCO, BACCANTI E BACCANALI
BACCO
Bacco è una figura della mitologia romana, corrispettivo della divinità greca di Dioniso di cui "Bacco" era uno degli appellativi.
Dio del vino, della vendemmia e dei vizi, il suo culto (baccanale) arrivò nella penisola Italica nel II secolo a.C.
Fu venerato, originariamente, sotto la forma di un albero di edera. Successivamente esso fu raffigurato in un giovane dalla florida barba, coronato di edera e di pampini, al quale, poi, si aggiunsero una pelle di lince e di leopardo (come le Baccanti), gettata sulle spalle, e gioielli femminili intrecciati fra la chioma fluente. I suoi simboli erano la tazza ed il tirso e gli alberi che gli erano consacrati, oltre alla vite e all'edera, erano un fico ed una quercia.,. I romani lo adoravano sotto il duplice nome di Bacco, nome originariamente utilizzato con funzione di epiteto che significa "rumoroso" ("baccano" ha la stessa origine), con chiaro riferimento alle feste in suo onore.
Attributi: l'uva e il vino; la corona di pampini attorno al capo; i bicchieri potori; l'edera, il lauro, ed il tirso, legato ai riti bacchici; il delfino, il serpente la lince, la pantera, la tigre. Suoi compagni sono i Satiri, le Menadi, Pan, i Centauri, sovente armati di cembali, rami di tirso con edera intrecciata, spade e serpenti. I riti relativi comportavano vari disagi alla comunità. Proprio per questo, il senato romano proibì i riti della divinità, (186 a.C.), con il Senatoconsulto de Bacchanalibus.
STORIA
Bacco è uno dei nomi del dio greco DIONISO: dio greco dell'ebbrezza e della pazzia, del vino, della fertilità e della vegetazione, Dionisio Figlio di Zeus e di Semele, una delle figlie del re di Tebe, Cadmo. Il dio nasce dalla coscia del padre, dentro la quale era stato cucito alla morte della madre che non aveva ancora portato a termine la gravidanza, divenuto adulto scopre l'uso della vite e il vino, di cui egli è divinità tutelare, ma Era, adirata verso il frutto degli amori adulterini di Zeus, lo fa impazzire, in Frigia viene guarito dalla follia dalla dea Cibele, dalla quale è iniziato ai misteri del suo culto e riceve la stolé, il costume da Baccante. In seguito si reca in Tracia e in India, che conquista con un esercito, (per questi suoi viaggi si comprende l'aspetto esotico del dio che indossa vesti muliebri, ha l'aspetto di uno straniero, e il suo carro, adornato di edera, accompagnato da Satiri e Baccanti, è trainato da pantere). Ritornato in Grecia si reca a Tebe, dove introduce le proprie feste rituali, i Baccanali; il re Penteo, che si opponeva alla celebrazioni delle feste, viene punito dal dio che lo fa divorare dalla madre Agave, la quale in possessione dionisiaca, lo fa a pezzi insieme alle altre Menadi durante un Baccanale. Così parla il dio nelle Baccanti di Euripide:" Giungo, figlio di Zeus, a questa terra di Tebani (...). Io di tralci e d'uve ho ricoperto tutto quanto in giro. Le campagne dei Lidi ricche d'oro ho lasciato (...). e dagli Elleni sono ora venuto a questa terra dopo avere ovunque istituito i cori e ordinato i Misteri e il mio rito, perchè agli uomini fosse palese che io sono un dio. E' Tebe la città prima dell'Ellade dove ho fatto echeggiare il grido sacro e indossare le nèbride e afferrare il tirso, la zagaglia avvolta d'edera". Dionisio è quindi il dio del vino, dell'ebbrezza e del delirio mistico, dei campi, ma anche dell'irrazionale, dei gesti sanguinari, della violenza.
Baccanti
Baccanti o Menadi costituivano il corteggio o tiaso di Dioniso. Il nome deriva dal greco mainomai essere pazzo, con una trasparente
allusione ai rituali di cui le Menadi erano protagoniste durante le feste in onore di Dioniso. Più precisamente erano indicate con questo nome:
1. Le compagne di Dioniso durante i suoi errabondi viaggi in Oriente; recano in mano il tirso, un bastone coronato di edera e di pampini.
2 Le sacerdotesse vere e proprie di Dioniso, che celebravano i riti in onore del Dio.
Le Baccanti erano talvolta indicate con il nome di Bistonides dal nome dei Bistoni, una popolazione della Tracia, dova era particolarmente
diffuso il culto di Dioniso.
Le Menadi, dette anche Baccanti, Tiadi o Mimallonidi, erano donne in preda alla frenesia estatica e invasate da Dioniso, il dio della forza vitale.
Vestite con pelli animali, con in testa una corona di edera o quercia o abete, esse celebravano il dio cantando, danzando e vagando come animali per monti e foreste.
Nell'iconografia classica le menadi vengono raffigurate come l'oggetto del desiderio dei satiri tra le braccia dei quali vengono spesso raffigurate.
BACCANALI
Feste in onore di Bacco, antica divinità italica, presto identificata con il Dioniso della mitologia greca. Durante le sue feste, i partecipanti si abbandonavano ad
un'allegria assai libera, scomposta e licenziosa, ad imitazione delle feste dionisiache che la Grecia celebrava in onore di Dioniso. Le baccanti, sacerdotesse del dio, vestite d'una pelle di
Daino, cinto il capo d'una corona d'edera e tralci di vite, correvano, scapigliate, agitando torce ardenti. Queste feste si celebravano durante la notte e il tumulto e la sfrenatezza cui
giungevano i partecipanti, erano tali de provocare spesso gravi disordini; per questo motivo a Roma i baccanali vennero proibiti con un senato consulto nel 186 a.C. (Cicerone, De legibus 2.37;
Livio 39.9 ss.).
All'epoca romana, era una festa orgiastica divenuta in un secondo momento) propiziatoria degli dei tipicamente
Il baccanale nell'antichità
La diffusione del culto di Bacco a Roma avvenne intorno al II secolo
a.C.. Analogamente al culto di Dioniso in Grecia, si trattava di un culto misterico, ossia riservato ai soli iniziati (originariamente solo donne, le baccanti) con finalità mistiche i seguaci del culto di Bacco vennero in scontro con la religione ufficiale di Roma in seguito al loro rifiuto di riconoscere
i valori cultuali di questa nel 186 a.C. il Senato, dietro iniziativa di Marco
Porzio Catone, emise un senatoconsulto, al fine di sciogliere il culto con distruzione dei templi,
confisca dei beni, arresto dei capi e persecuzione degli adepti.
In seguito i baccanali sopravvissero appunto come feste propiziatorie senza più componente misterica.
Spesso il baccanale coinvolgeva più popolazioni di un territorio che si riunivano per diversi giorni in un luogo simbolo dove venivano praticati anche sacrifici animali; sicuramente le pratiche sessuali che vi si svolgevano erano anch'esse finalizzate alla propiziazione ma anche ai festeggiamenti per i pastori che ritornavano dalla transumanza dopo un'intera stagione,. Nella Roma del II uno delle questioni che portò al 'Senatoconsulto de Bacchanalibus' fu il fatto che durante tali riti gli adepti praticavano la violenza sessuale reciproca, specialmente sui neofiti, sodomia compresa, e ciò era in contrasto con le leggi romane che impedivano tali atti tra cittadini, pur permettendole nei confronti degli schiavi
Rituali orgiastici
i baccanali sono anzitutto un rituale in cui si dà particolare risalto al momento festivo: si concedono libertà fuori della norma, a loro volta rese possibili dall'alibi della possessione.
Si accede ad essi dopo un periodo di astinenza e di castità, con lo scopo di rendere più intensa la risposta sia fisica che emotiva delle concessioni rituali.
Un ruolo importante hanno le libertà di mangiare e soprattutto di bere: si beve in modo eccessivo e disordinato (possiamo affermare che l’intossicazione è lo strumento dissociante, al fine di indurre lo stato di possessione. A proposito della danza si possono trarre le medesime conclusioni: per essa si usano gli strumenti a percussione, si fa rumore, si lanciano grida rituali (ululatus).
La possessione rituale é come un l'invasamento della mente", una "follia", che agita i corpi e spinge alla violenza e a un furore incontrollato.
Chi è ritualmente posseduto diventa “rapito dagli dei” ed entra nel "sacrario dionisiaco", Una volta entrati nello stato di possessione, uomini e donne si comportano diversamente: i primi profetizzano, le seconde corrono con fiaccole accese al Tevere.
Possessione e follia caratterizzano anche per Plauto i rituali di Bacco la baccante é un vampiro che succhia il sangue degli uomini, nel baccanale ci si ubriaca e si é sregolati, si é folli, di una follia alla quale é meglio condiscendere piuttosto che opporsi. Quest'ultimo consiglio viene proprio dall’ osservazione di un autentico comportamento dispotico del posseduto, che può comportarsi così, in quanto pretende di essere diretto da una presenza superumana. Un'altra serie di libertà é costituita dalle manifestazioni di erotismo. L'accusa più ricorrente nei confronti dei baccanali é quella di “lascivia", nel senso che in essi ci sarebbero stati, in modo e misura osceni, rapporti sia etero che omosessuali: Per rovinare la reputazione di una donna era sufficiente la prima accusa; nei confronti degli uomini si formulava la seconda, la cultura romana, a differenza di quella greca, biasimava l’omosessualità
by ANDRONICVS






