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Il Processo nell'antica Roma
I processi nell'antica Roma si tenevano generalmente nel Foro.
I tribunali erano itineranti e temporanei, erano costituiti da una tribuna in legno. Il processo a Roma è piuttosto simile a quello moderno anche se di gran lunga più veloce.
Iniziava l'avvocato dell'accusa che faceva il suo discorso iniziale. Doveva quindi controbattere l'avvocato della difesa con un discorso altrettanto lungo e di pari effetto.
Dopo questa fase venivano interrogati i testimoni da entrambi gli
avvocati e venivano presentate le prove.
Il passo successivo non è più presente nel nostro processo. Questo prevedeva un dibattito diretto tra i due avvocati e, in questa circostanza, contava più la capacità retorica che il dato concreto,
in quanto la giuria si lasciava trasportare dalla veemenza o dalla maestria di certi oratori.
Il processo poi veniva rimandato al giorno successivo nel quale la giuria avrebbe dato il proprio giudizio. In questo caso si potevano anche presentare nuove prove o nuovi testimoni.
La giuria a roma è composta da optimates (la nobiltà), ma nella tarda repubblica vi presero parte, non senza contrasti sociali, anche gli equites.
Il processo poteva essere rimandato anche per un periodo più lungo della giornata, questo avveniva per le festività o se il giorno era nefasto (in questi giorni l'attività politica e giuridica non potevano svolgersi. Non si potevano nemmeno convocare le assemblee).
Nella tarda repubblica spesso si sfruttavano queste proroghe per
corrompere la giuria.
Un'altra proroga poteva essere ottenuta prima dell'inizio del processo. Un esempio è il porcesso di Cicerone contro Verre. Ciceronè è l'avvocato dei siciliani che accusano Verre di avere rubato
un'ingente somma durante il suo governatorato in Sicilia. Chiede allora di rimandare il processo di 100 giorni affinchè potesse recarsi in Sicilia a cercare delle prove. Torna dopo 52 giorni e il
processo ha inizio.
Il processo seguiva strade diverse se si trattava di una causa civile tra cittadini romani oppure di una causa penale (con tutti i casi previsti oggi), al cui interno ricadevano anche i reati contro le divinità od i sacrilegi.
Spesso nelle cause civili di rilievo, in assenza di prove concrete, vinceva chi aveva l'avvocato con l'oratoria migliore e non chi aveva ragione, dato che tale avvocato riusciva ad influenzare la giuria popolare ed il pubblico, e dato che i giudici erano eletti dal popolo e non volevano inimicarselo decidevano a favore del cliente dell'avvocato più popolare.
Tutti i grandi avvocati scrivevano prima del processo le loro
orazioni, ed i loro processi avevano un vastissimo seguito popolare, con migliaia di persone assiepate nel Foro Romano.
Un ultima curiosità: inizialmente gli avvocati non venivano pagati in moneta ma in beni, si dice che cicerone arrivo ad accumulare, grazie ai processi cui prese parte, una fortuna di tre milioni di
sesterzi!!
La Condanna.
In età romana, almeno nei primi secoli,
sappiamo che l'autorità pubblica interveniva solo per punire i delitti che in qualche modo avessero violato l'ordine generale e che venivano perciò considerati di pubblico tradimento. E in questi
casi interveniva in modo molto duro, spesso con la pena capitale. Per i delitti privati si applicava invece la legge del taglione, che spesso portava all'uccisione del colpevole. I modi che
ricorrevano per le pene, a quanto risulta dalle Leggi delle XII tavole (V sec. a.C.), erano veramente feroci: decapitazione, fustigazione a morte, impiccagione, taglio degli arti, annegamento, rogo,
sepoltura da vivi e la crocifissione per coloro che non godevano della cittadinanza romana. Ancora nei primi secoli dell'era volgare i cristiani, ritenuti colpevoli di sovvertire l'ordine pubblico,
erano dati in pasto alle belve negli anfiteatri.
Inoltre, in base al Diritto Romano Arcaico la pena capitale veniva comminata per tradimento della patria e uccisione del pater.
by ANDRONICVS






